06 maggio 2012

sul matrimonio

Sul tem della famiglia propongo un radfronto tra l'eloquenza latina e la dottrina cristiana. I brani sono presi rispettivamente da Aulo Gellio, Le notti Attiche, I,VI e il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 1606-1608.

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12 aprile 2012

Liturgia delle Ore della solennità di san Zeno Vescovo Patrono della Chiesa Veronese

Il mio contributo per l'anno zenoniano è la trascrizione completa della Liturgia delle Ore di questa solennità della Chiesa Veronese.
In allegato aggiungo il testo convenientemente formattato.

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17 dicembre 2011

Postmodernità

Per parlare male della grammatica si è costretti in ogni caso a usare le regole della grammatica. Altrettanto vale a livelli superiori per la logica e la verità. Chi disprezza la logica usa argomenti logici e chi sminuisce la verità lo fa con un discorso che pretende venga accettato come vero.
Vero in base a che criterio? Se non vale il principio di verità si è costretti a ricorrere a quello di autorità. Il card. Martini parla bene ed è un grande personaggio.
"Vivere secondo ragione" era l'ideale classico su cui si innestò l'annuncio cristiano di Cristo Logos di Dio. Il rifiuto del ragionamento discorsivo da parte del mondo post-moderno significa una sola cosa: stiamo tornano selvaggi, selvaggi con il telefonino.
Sappiamo che i conquistadores dagli indigeni ottenevano oro in cambio di perle di vetro. E noi? Venderemo emozioni in cambio di assenso? Un "Che bello" in cambio di "Mi va bene"? Che cosa faremo accettare? Se non annunciamo una notizia di verità, ci fermiamo ad una autorità, la nostra. Essa potrà anche venire da fuori (da Cristo), ma se non viene spiegata, resta una magia.
Si dice che incontrare una condizione siffatta è un'occasione. Dopo un incidente, limitatamente al danno subito, è tutto da rifare. Che grande occasione!
Attualmente dobbiamo insegnare alla gente a ragionare dopo aver loro fornito le notizie giuste. Parlare a generazioni cresciute vedendo "I Cesaroni" e "I Soliti Idioti" è certo una sfida, ma a mio avviso c'è poco di che rallegrarsi, sarebbe come rallegrarci degli incidenti.

Dopo avere abdicato alla logica e alla verità forse un giorno saremo costretti a comprarla di seconda mano da altri, un po' come per la retorica che ora non si studia più nei Seminari, ma che ci ritroviamo ogni giorno in casa, irriconoscibile ai più, nella pubblicità.

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10 ottobre 2011

Disticon in foribus

Dulcis amice, veni pace sub pectore gestans,
Siste, maligne, procul, dulcis amice veni.
Finge, maligne, pedes et hinc procul effige demens,
Scande benigne fores, finge maligne pedes.
Pone supercilium, hospis, qui haec quoque limina scandis,
Sit mens pura tibi, pone supercilium.

XXX Versi Pauli diaconi, MGH Poetae latini aevi Carolini 1 pg 65

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09 agosto 2011

Esistenzialismo e Gnosticismo

Heidegger e Valentino sono accumunati da qualche cosa? Heidegger per Hans Jonas e per molti altri pensatori ebrei come Hannah Arendt, Günther Anders e Karl Löwith e cristiani come Rudolf Bultmann, Dietrich Bonheoeffer e Karl Rahner era stato negli anni Venti un maestro. La critica di Jonas va alla radice del pensiero heideggeriano. La questione filosofica centrale è costituita, per Jonas, dal rapporto tra l’uomo e il mondo, da sempre minacciato da una visione dualistica e in ultima istanza nichilistica, la cui più recente e raffinata espressione sarebbe rappresentata dall’esistenzialismo di Heidegger.

Scrive Jonas in "Lo gnosticismo": "Quando molti anni or sono mi dedicai allo studio dello gnosticismo, mi accorsi che molti punti di vista acquisiti alla scuola di Heidegger mi permettevano di vedere aspetti del pensiero gnostico non prima avvertiti. Ed ero sempre più impressionato dall'aria di famiglia di ciò che appariva invece del tutto strano. Sono propenso a credere, guardando indietro, che fu l'emozione per questa affinità oscuramente sentita, che mi attirò per prima nel labirinto gnostico...

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02 giugno 2011

Cicerone e la notorietà

Dalle "Vite Parallele" di Plutarco e dall'orazione "Pro Plancio" dello stesso Cicerone:

Plutarco, Vita di Cicerone
VI - 1. Cicerone fu eletto questore in un periodo di carestia. Gli venne affidata la Sicilia e la cosa, in un primo tempo, infastidì molto gli abitanti dell'isola, costretti a inviare grano a Roma. Ma in sèguito gli tributarono onori come mai avevano fatto con altri magistrati, perché avevano sperimentato quanto fosse meticoloso, giusto nelle decisioni e buono d'animo.

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01 giugno 2011

Le nomine di Carlo Magno e i suoi consiglieri

Giocando sul significato etimologico del termine vescovo, che significa «sorvegliante», Notker chiama Carlo Magno «vescovo dei vescovi», ed è difficile immaginare una qualifica più azzeccata.

Ovviamente erano in molti a rallegrarsi quando arrivava a palazzo la notizia della morte d’un vescovo. Cominciavano immediatamente le grandi manovre per occupare il posto vacante; i ministri più potenti e la stessa regina avevano i loro candidati fra i chierici del seguito, e non mancavano di far pressioni sul sovrano per strappare una nomina. Ancora molto tempo dopo la sua morte, nella Chiesa circolavano innumerevoli aneddoti sui criteri con cui Carlo Magno vagliava i candidati all’episcopato. Si racconta che alla vigilia d’una delle feste liturgiche più importanti, san Martino, un chierico fu informato della sua promozione a una diocesi vacante, e «pieno d’allegria, invitò a casa sua molti palatini, e anche molti inviati di quella diocesi, e offrì a tutti quanti un magnifico banchetto. Ma avendo mangiato troppo, e bevuto ancora di più, tanto da seppellirsi nel vino, in quella santissima notte non si presentò all’orazione notturna». La liturgia della cappella palatina era organizzata in modo tale che ognuno doveva cantare un determinato responsorio; quando venne il turno dell’assente, nessuno sapeva a chi toccasse rispondere, e la liturgia s’interruppe nell’imbarazzo generale. «Be’, che qualcuno canti» ordinò il re, seccato; allora un chierico povero e che non era tenuto in nessuna considerazione osò cantare il responsorio, e benché tutti cercassero di zittirlo arrivò fino in fondo. Prevedibilmente, l’episcopato venne tolto al bevitore e assegnato al povero...

Il pronipote di Carlo Magno, Carlo il Grosso, sognò una notte d’essere trasportato ancor vivo all’altro mondo, e di assistere ai supplizi infernali; i primi dannati che incontrò erano dei prelati. «Noi fummo i vescovi di tuo padre e dei tuoi zii», gli dissero; e spiegarono d’essere precipitati in quei tormenti per aver seminato fra loro la discordia, anziché consigliare la pace. «E qui verranno anche i tuoi vescovi», conclusero, «a giudicare da come si stanno comportando». «I tuoi vescovi»: non si sarebbe potuta esprimere con maggior semplicità l’idea che per quanto la Chiesa rappresentasse un’organizzazione a sé stante e ben distinguibile dal laicato, anch’essa, al pari di tutti coloro che detenevano a qualunque titolo responsabilità di governo, rispondeva in ultima analisi all’imperatore.

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29 aprile 2011

santa Caterina da Siena

Nonostante tutto è ancora Patrona d'Italia...

"E come ciechi e stolti, obfuscato el lume de l’intellecto loro, non cognoscono la puzza e la miseria nella quale eglino sonno: che non tanto che ella puta a me, che so’ somma e etterna puritá (ed emmi tanto abominevole che per questo solo peccato profondâro cinque cittá per divino mio giudicio, non volendo piú sostener la divina giustizia, tanto mi dispiacque questo abominevole peccato); ma non tanto a me, come decto t’ho, ma a le demonia (le quali dimonia e’ miseri s’hanno facto[257] signori) lo’ dispiace. Non che lo’ dispiaccia el male perché lo’ piaccia alcuno bene, ma perché la natura loro fu natura angelica, e però la natura loro schifa di vedere o di stare a vedere commectere quello enorme peccato actualmente. Hagli bene inanzi gictata la saecta avelenata del veleno della concupiscenzia, ma, giognendo a l’acto del peccato, egli si va via per la cagione e per lo modo che decto t’ho.

Sí come tu sai, se bene ti ricorda innanzi la mortalitá, che Io el manifestai a te quanto m’era spiacevole, e quanto el mondo di questo peccato era corrocto. Unde, levando Io te sopra di te per sancto desiderio ed elevazione di mente, ti mostrai tucto quanto el mondo, e quasi in ogni maniera di gente tu vedevi questo miserabile peccato. E vedevi e’ dimòni, sí come Io ti mostrai, che fuggivano come decto è. E sai che fu tanta la pena che tu ricevesti nella mente tua e la puzza, che quasi ti pareva essere in su la morte. Tu non vedevi luogo dove tu e gli altri servi miei vi poteste ponere, acciò che questa lebbra non vi si ataccasse. E non vedevi di potere stare né tra piccoli né tra grandi, né vecchi né giovani, né religiosi né cherici, né prelati né subditi, né signori né servi, che di questa malediczione non fussero contaminati le menti e i corpi loro. Mostra’telo in generale, non ti dico, ne mostrai de’ particulari, se alcuno ce n’ha a cui non tocchi, ché pure tra’ gactivi ho riserbato alcuno de’ miei, de’ quali per le loro giustizie Io ritengo la mia giustizia che non comando a le pietre che si rivolgano contra di loro, né alla terra che gl’inghioctisca, né agli animali che gli devorino, né alle dimonia che ne portino l’anime e i corpi. Anco vo trovando le vie e i modi per poter lo’ fare misericordia, cioè perché correggano la vita loro; e mecto per mezzo e’ servi miei che sonno sani e non lebbrosi, perché per loro mi preghino."

S. Caterina da Siena, Dialogo della Divina Provvidenza, capitolo CXXIV

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24 aprile 2011

Vixit itaque mortuus qui obiit vivus, in uno eodemque tempore vivus et mortuus.

Da Isacco della Stella Sermo 40 In die Paschae

18. … Visse dunque da morto, colui che morì da vivo, essendo in un solo e medesimo tempo vivo e morto…
Vixit itaque mortuus qui obiit vivus, in uno eodemque tempore vivus et mortuus.

19. Se dunque, carissimi, siete nel frattempo risorti so­lo con l'anima con Cristo che è risorto solo nella carne, cer­cate le cose di lassù con l'intenzione e il desiderio dell'ani­ma, dove Cristo è seduto alla destra di Dio pure con il cor­po. Molti infatti cercano quaggiù le cose di lassù, come coloro che cercano nelle cose terrene la dignità, il favore, l'agio e il piacere. Questi sono coloro che hanno stabilito di piegare i loro occhi verso terra, cercando le cose più alte in quelle più basse.
20. Altri invece cercano in alto cose bas­se, cioè cercano nella virtù la vanagloria, nella sapienza l'arroganza, nella verità la curiosità; all'estremo arrivano a cercare nello zelo spirituale e nell'abito religioso un qualche vantaggio temporale, o di lodi, o di dignità, o di denaro, o di libertà licenziosa. Altri ancora cercano cose basse in basso, cioè le cose terrene tra quelle terrene, e quelle carnali tra quelle carnali, tutta gente che, senza eccezione, gusta le cose della terra, e non quelle di lassù.
21. Altri invece cercano lassù le cose di lassù, cioè le cose vere tra quelle vere, quelle spirituali tra le spirituali, le cose celesti tra le celesti, e quelle divine tra le divine, gustando le cose di Dio, e camminando in novità di vita. Sono completamente uniti a Cristo con una morte simile alla sua, essendo morti al peccato, alla carne e al mondo. Sono conformati alla risurrezione di Cristo, essendo diventati estranei alla vita precedente fatta di corruzione e di sensualità, e in un certo senso pur rimanendo nella carne vivono al di sopra della carne. Siedono già con lui nel cielo, e, perché il loro riposo e la loro dimora è nei cieli, e regnano con lui, dato che dirigono con forza al profitto spirituale tutte le cose che loro appartengono.

22. Del resto, quelli che nelle azioni terrene cercano una rimunerazione celeste, di certo e in modo lodevole cercano nelle cose più basse quelle più alte; così come in modo riprovevole cercano nelle cose più alte quelle più basse coloro che cercano vantaggi terreni nelle cose spirituali. Agiscono in modo meno riprovevole di costoro quelli che cercano in basso le cose basse. Ma più lodevoli di tutti sono quelli che cercano le cose più alte più in alto. e questo è, carissimi, il senso e lo scopo della nostra professione, lui, senza il quale non possiamo nienete e nel quale tutto possiamo, Cristo Signore, che con il Padre e lo Spirito santo vive e regna, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

19. Si ergo, dilectissimi, consurrexistis in anima interim sola cum Christo resurgente in carne sola, quae sursum sunt quaerite intentione et desiderio animae, ubi Christus est in dextera Dei sedens etiam corpore. Multi enim quae sursum sunt quaerunt deorsum, quales sunt qui dignitatem et gratiam, sufficientiam et delectationem quaerunt in terrenis. Isti sunt qui statuerunt oculos suos declinare in terram, quaerentes summa in imis.

20. Alii autem quae deorsum sunt quaerunt sursum, id est in virtute vanam gloriam, in sapientia iactantiam, in veritate curiositatem; ad extremum in studio spirituali et habitu religioso, emolumentum aliquod temporale vel laudis vel dignitatis vel pecuniae vel licentiosae libertatis. Alii quae deorsum sunt deorsum quaerunt, terrena videlicet in terrenis, et in carnalibus carnalia, qui omnes omnino quae super terram sunt sapiunt, et non quae sursum.

21. Alii vero quae sursum sunt quaerunt sursum, id est in veris vera, in spiritualibus spiritualia, in caelestibus caelestia, et in divinis divina, sapientes quae Dei sunt et in novitate vitae ambulantes: complantati similitudini mortis Christi, dum peccato et carni et mundo mortui sunt; configurati resurrectioni Christi, dum alienati a priori corruptelae et sensualitatis vita, in carne quodammodo supra carnem degunt; consedentes quoque cum eo in caelestibus, dum eorum requies et conversatio in caelis est; et conregnantes illi, dum omnia sua ad spiritualem profectum deservire compellunt.

22. Praeterea qui caelestem remunerationem quaerunt in actibus terrenis, profecto laudabiliter summa quaerunt in imis; sicut reprehensibiliter ima in summis, qui terrenum in spiritualibus. Minus quidem ab his reprehensibiliter adhuc agunt, qui ima quaerunt in imis. Omnium vero laudabilius, qui summa in summis, quae est, dilectissimi, professio et propositum nostrum.

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06:20 Scritto da: danimura65 in Spiritualità | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

19 aprile 2011

La salsa mola = Immolare

La mola salsa era la focaccia sacra utilizzata nei riti religiosi dell'antica Roma. Veniva offerta alla divinità, distribuita in piccoli pezzi ai credenti, quale atto di purificazione, oppure utilizzata per cospargere gli animali destinati al sacrificio; "immolare", infatti, ha il significato di "ricoprire con mola salsa".

Sostanzialmente, la mola salsa è una focaccia di farro da cui la nostra parola "farina" (farrina), salata in superficie. La sua preparazione, esclusivamente concessa alla Vestali, seguiva un rituale particolarmente rigoroso.

Dunque "immolare" che è uso non ebraico, ma romano, significa preparare al sacrificio e non sacrificare e ciò avveniva tramite una offerta di farina (salata).

"Cristo fu il sacerdote del suo sacrificio e la vittima del suo sacerdozio" (Paolino di Nola). Fu il sacerdote del suo sacrificio la sera della Cena in cui si immolò e la vittima del suo sacerdozio il giorno dopo sulla croce.

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16 aprile 2011

Dodici Legioni di Angeli

Dal Vangelo secondo Matteo al capitolo 26

52Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. 53O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? 54Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».

Una legione romana ai tempi di Augusto era composta da 6.000 soldati. Spesso però le unità erano sotto di organico.
Per ragioni di manovrabilità un esercito non poteva superare di molto i 50.000 uomini. Oltre questo numero mancavano sistemi efficaci di comando e controllo e la manovra risultava ingovernabile. Dunque con la frase Gesù intende dire che il Padre potrebbe mettergli a disposizione un esercito intero (di angeli), ma questo non corrisponde alle Scritture e al disegno eterno.

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11:56 Scritto da: danimura65 in Esegesi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

09 marzo 2011

Ascesi

Agostino capovolge l'universale richiesta di perfezione di Pelagio: "Dio non comanderebbe ciò che egli sapesse essere impossibile per gli uomini" e replica: "ovviamente, chi non lo sa? Ma egli comanda alcune cose che non possiamo eseguire affinché noi conosciamo ciò per cui dobbiamo implorarlo…" (De gratia et lib. art. 16.32)

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09:04 Scritto da: danimura65 in Spiritualità | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook